Il primo impatto con 1666: Amsterdam ricorda subito un salto dentro una versione alternativa di Assassin’s Creed Brotherhood, grazie a un combattimento diretto e a un mondo aperto che premia l’osservazione e la scoperta personale.
Esplorazione libera: il vero protagonista è la curiosità
Il gioco assegna a Noa, la giovane strega, e ad Aaron, il gatto compagno, compiti che richiedono attenzione ai dettagli più minuti. Gli indizi possono nascere da una semplice scritta su un muro o da una porta chiusa a chiave, spingendo il giocatore a studiare l’ambiente anziché seguire un puntatore luminoso.
Aaron si trasforma in un animale domestico versatile: può infiltrarsi in spazi stretti, distrarre guardie e, grazie al sistema di possessione, assumere il controllo di personaggi chiave per superare ostacoli apparentemente inaccessibili.

Questa dinamica rende ogni edificio e NPC una potenziale soluzione, trasformando l’esplorazione in un puzzle costante.

Il combattimento, omaggio a Ezio
Affrontare i nemici richiama le meccaniche di Assassin’s Creed Brotherhood: colpi rapidi, schivate precise e uso mirato di abilità magiche. Non è il sistema più profondo mai concepito, ma si integra perfettamente con un’avventura incentrata sull’investigazione.
Con l’acquisizione di nuovi poteri, le battaglie diventano più fluide; le sfide di fine livello, come quella mostrata nell’immagine sottostante, offrono spazio a diverse strategie invece di obbligare a una singola soluzione.

Trama intrecciata tra 1666 e 1999
La narrazione si sviluppa su due linee temporali. Nel 1666 Noa indaga forze soprannaturali che avvolgono la città, mentre nel 1999 Clio, la figlia di un ricercatore, tenta di ricostruire gli eventi passati leggendo vecchi manoscritti e decifrando i misteri del padre.
Le sequenze moderne, seppur brevi, servono a legare i punti della storia, ma alcuni giocatori potrebbero desiderare una presenza più consistente di questi segmenti, soprattutto per chi ha apprezzato le parti attuali della saga di Assassin’s Creed.

Problematiche tecniche e impatto sull’esperienza
Il gameplay solido è talvolta ostacolato da bug che interrompono l’immersione: da glitch che bloccano il personaggio su piattaforme di legno a malfunzionamenti dell’animazione di dash, gli errori tecnici riducono la fluidità dell’esplorazione.
Nonostante questi inconvenienti, i momenti in cui tutti i sistemi – magia, possessione e movimento felino – operano in sintonia mostrano il potenziale di una avventura ben bilanciata.
L’equilibrio tra meccaniche di witchcraft, viaggi temporali e libertà d’esplorazione conferisce a 1666: Amsterdam un’identità ben distinta, anche se ulteriori rifiniture tecniche e una maggiore cura delle sequenze moderne potrebbero portare il titolo a livelli ancora più alti.

