Nella giornata di ieri il tribunale americano ha ricevuto la richiesta di Nintendo di chiudere la causa collettiva intentata contro la casa giapponese per i presunti rimborssi dovuti a causa delle tariffe imposte dal governo degli Stati Uniti.
Il contesto delle tariffe negli Stati Uniti
Nel corso del 2025 il Presidente degli Stati Uniti ha introdotto nuove tasse doganali che hanno interessato una serie di prodotti elettronici, tra cui le console Nintendo. L’ammontare delle tariffe è stato poi annullato dalla Corte Suprema nel febbraio 2026, aprendo la strada a numerose imprese per richiedere il rimborso delle imposte versate.
Riflessi sui prezzi delle console Nintendo
In risposta alle imposte, Nintendo ha dovuto adeguare i prezzi dei propri dispositivi negli USA, includendo la Switch originale, la Switch OLED, la Switch Lite e, più recentemente, la Switch 2. L’aumento, avvenuto tra febbraio 2025 e il 2026, è stato giustificato anche dalla carenza di memoria, da costi logistici e da altri fattori di mercato, analogamente a quanto è accaduto per Xbox e PlayStation.
| Periodo | Prodotto | Motivo dell’aumento |
|---|---|---|
| Febbraio 2025‑2026 | Switch 1, OLED, Lite | Tariffe USA + crisi della memoria |
| 2025‑2026 | Switch 2 | Tariffe USA + costi logistici |
La causa collettiva contro Nintendo
Gregory Hoffert, residente in California, e Prashant Sharan, di Washington, hanno introdotto una class‑action chiedendo il rimborso a chi aveva acquistato le console durante il periodo di rialzo dei prezzi. La domanda è stata sostenuta da un articolo di Stephen Totilo per GameFile, che evidenziava la richiesta di risarcimento per gli acquisti effettuati tra febbraio 2025 e il 2026.
“Chi ha acquistato i prodotti Nintendo ha ricevuto esattamente ciò per cui ha pagato: una console, un gioco e/o un accessorio al prezzo concordato”, ha dichiarato la difesa di Nintendo.
Le argomentazioni di Nintendo
La società sostiene che i consumatori hanno accettato i prezzi al momento dell’acquisto e, quindi, non esiste alcun diritto a un rimborso retroattivo. Nintendo ha inoltre puntualizzato che la crescita dei prezzi non è stata provocata esclusivamente dalle tariffe, ma anche da problemi di approvvigionamento di componenti e da costi di distribuzione, analoghi a quelli affrontati da concorrenti come Microsoft e Sony.
Secondo il team legale, “i ricorrenti non hanno diritto a una riduzione semplicemente a causa di sviluppi legali intervenuti sulle tariffe”. Inoltre, Nintendo ricorda che gli acquirenti avrebbero potuto astenersi dall’acquistare o scegliere prodotti della concorrenza.

Prospettive per la causa
Resta da vedere se il giudice accetterà la richiesta di Nintendo di archiviare definitivamente la causa collettiva o se il caso proseguirà, con potenziali implicazioni per i consumatori e per il panorama dei prezzi delle console negli Stati Uniti.



