Mortal Shell II recensione arriva con un impatto visivo senza precedenti per il genere souls‑like, ma alcuni difetti di design ne limitano la grandezza.
Un mondo affascinante che rischia di diventare ripetitivo
Fin dal primo passo, la cura dei dettagli ambientali, l’illuminazione dinamica e i design dei personaggi attirano lo sguardo e mantengono alta l’attenzione. Anche i mostri sfoggiano silhouette ben distinte, dando l’impressione di un universo vivo.



Le mappe, pur non essendo completamente open‑world, offrono una libertà di esplorazione notevole: non vi è un percorso obbligato e ogni angolo nasconde dungeon, armi o boss. Tuttavia, dopo le prime ore, le ricompense – materiali per il potenziamento delle armi o monete – cominciano a sentirsi monotone, così come la struttura degli ambienti sotterranei.

Combattimento: parate, schivate e abilità delle Shell in sinergia
Il vero cuore di Mortal Shell II è il suo sistema di combattimento, basato sulle “Shell”, avatar predefiniti con abilità uniche. Ogni Shell possiede un arco narrativo proprio, simile ai personaggi di Elden Ring, e varia da velocità estrema a danni da rottura elevati.

Le “Seals” arricchiscono la fase difensiva: alcune offrono parate rafforzate, altre riducono i danni subiti. A completare il toolkit combattono i “Tarstones”, potenziamenti passivi che possono, ad esempio, imprimere l’effetto fulmine alle armi o consentire attacchi doppi.

L’unico neo è la scarsità di opzioni: il numero di Seals e di armi disponibili appare limitato, lasciando il giocatore desideroso di più varianti strategiche.
I boss: tra momenti memorabili e incontri poco originali
Il gioco propone due categorie di boss. I “Ovum Thieves”, custoditi dietro massicce porte, rappresentano le vere sfide della trama e offrono combattimenti ben orchestrati. Gli altri boss, inseriti in dungeon o nella mappa principale, sono spesso semplici ricostruzioni di nemici già incontrati.

Questa tendenza al “reskin” appesantisce la percezione di varietà e rende alcuni scontri prevedibili. Alcuni incontri, però, rimangono impressivi: il “Prince Mosquito” o il “Sword Head” mostrano una buona dose di creatività, sebbene la fisica dei boss risulti talvolta troppo “fluttuante”.
Prestazioni su PC: frame elevati, ma con qualche intoppo
Con una configurazione di punta (AMD Ryzen 9 7900x, RTX 5060 Ti, 32 GB DDR5), il titolo supera i 200 FPS in media attivando DLSS e Frame Generation a impostazioni medie. Disattivando queste tecnologie, la media resta sopra i 140 FPS, garantendo un’esperienza fluida.
| Impostazione | FPS medio |
|---|---|
| DLSS + Frame Generation attivi (medie) | 200 + FPS |
| DLSS e Frame Generation disattivati | 140 + FPS |
Il punto dolente riguarda gli occasionali stutter al cambio di area o durante scontri con più nemici, oltre a sporadiche chiusure anomale. Questi problemi non compromettono l’intera esperienza, ma limitano la perfezione grafica.
My Setup:
CPU: AMD Ryzen 9 7900x
Cooler: CORSAIR H150 RGB
Motherboard: GIGABYTE B650M Gaming X AX
GPU: MSI Nvidia GeForce RTX 5060 Ti 16 GB
RAM: 32 GB (ADATA XPG DDR5 5600FSB)
SSD: 1 TB AORUS Gen 4 5000E NVMe
Monitor: 1080p @ 165 Hz

Verdetto finale
Mortal Shell II si presenta come un vero salto di qualità rispetto al titolo originale: grafica impeccabile, design sonoro curato e un sistema di combattimento originale che unisce parate, schivate e abilità specifiche delle Shell.

Nonostante questi punti di forza, la ripetitività delle mappe, la scarsità di armi e le frequenti riciclaggi dei boss, insieme a stutter e crash occasionali, impediscono al gioco di raggiungere la grandezza assoluta. Tuttavia, rappresenta comunque una pietra miliare per il genere, lasciando spazio a future espansioni o a un possibile terzo capitolo da parte di Cold Symmetry.

